Sentenza Silvio Berlusconi (agosto 2013) : La Legge è Uguale per Tutti?

Ormai trascorsi dei giorni dopo la condanna definitiva espressa dalla Corte di Cassazione per il Presidente Silvio Berlusconi.
Siamo nell’agosto del  2013, fra giorni afosi e politica italiana incandescente, piena di schiamazzi e parole ma nulla di concreto per il Popolo italiano: questa è almeno l’attuale realtà come risposta dell’odierno Governo composto da PD e PDL (Partito Democratico e Partito/e/o Popolo per o  della Libertà).
Non voglio essere prolisso, ne tanto meno scantonate su come sia  possibile avere una Giustizia Giusta.
In tanti mi hanno scritto (pur non avendo ancora l’associazione Antimafia reso  pubblico), con statuto e organizzazione. Mi sono rifiutato (almeno per ora), di fare come “presta nome” a quel o altro partito politico italiano. Se avessi accettato, sicuramente, sarebbe arrivato fior di € euro, senza mah e senza perché. Ho lavorato per la Pubblica Amministrazione per trenta anni come dipendente del Ministero per gli Interni. Ma in questo non voglio addormentarvi riguardo il mio cv. Ho conosciuto gli anni definiti di piombo, con il mio nome scritto dai brigatisti rossi nella lista come persona da eliminare, solo perché appartenente a un sindacato (allora) , ritenuto di “destra”. Come non fare riferimento a quanto detto dal Presidente Silvio Berlusconi, definendo la magistratura di sinistra non solo politicamente ma sindacalmente? Sono parole o frasi senza senso, sapendo “lui” e “io”, e “noi”, che esistono da sempre degli schieramenti sindacali contrapposti. Non per questo possono essere definiti “comunisti o fascisti”, di “destra o sinistra”. Ogni sindacato rappresenta il singolo e lo difende rispetto a quanto avviene nell’ambito lavorativo. Per questo semplice motivo non comprende come mai l’ex Premier Berlusconi se la prenda contro la magistratura definendola o combattendola perché la reputa di “sinistra”. Anche nel CSM, come in tutte le altre organizzazioni sindacali ogni lavoratore è libero di iscriversi a un sindacato: di destra o di sinistra. Questo non ostacola o preme sulle sentenze, semmai al contrario né da possibilità di “parasri il sedere”, perché in ogni caso per ogni controversia lavorativa, il dipendente è obbligato a prestare massimo rigore nel suo comportamento, e in questo ogni sindacato sarebbe pronto a non approvare e condannare, nel caso il suo iscritto commetta azioni, fatti, parole lesive, delittuose.
Entrando nel nocciolo della questione, dove un politico viene condannato per via definitiva: che si chiami Silvio Berlusconi o Pinco Pallino, va rispettata. Purtroppo come in tanti, troppi mi danno supporto nel dire e scrivere che la sentenza troppo spesso non sono giuste, e in particolare a coloro che di denaro ne possiedono poco. Battaglie giudiziarie sono state fatte da entrambi gli schieramenti che si fingono opposti: sia di sinistra, centro, destra. Sarebbe ora che tutti gli italiani alzassero la testa per parlare e dichiarare i propri diritti, sia per coloro che hanno eletto e non hanno espresso le loro volontà, sia nei svariati referendum dove la Sovranità Popolare è stata schiacciata in modo così rapido che nessuno ne vuol più parlare: carta stampata o televisioni. Questa è democrazia o censura preventiva (anticamera di una pseudo dittatura?) di quasi tutti gli schieramenti politici? Escludiamo il Partico Radicale italiano, che ha sempre voluto tenere saldi i propri ideali, rinunciando a tutto: denaro e potere politico. Il resto della politica cosa fa? =  escamotage, inciucio: il lavoro che più li soddisfa, incluso Beppe Grillo e il suo pseudo movimento: bla bla… ma sempre nulla di concreto. Un particolare ringraziamento va dato a Tony Troja, Luigi Lovino, Francesco Carbone, Serena Simonetta Lamberti, Carlo Massone e tanti altri che combattono la malagiustizia per ristabilire la Democrazia in Italia.
ma la giustizia non è uguale per tutti

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Il Popolo Sovrano: Referendum, Leggi e Decreti in Italia

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Le segretarie confermano tutto ai magistrati
“Avevo avvisato Bossi delle irregolarità”

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

Corruzione politica

Analizzando tutti i Referendum, Decreti Legge che sono stati fatti in Italia c’è da stupirsi non poco nel vedere come in troppe e spassosissime volte (per usare un termine poco invasivo e allarmistico), siano state celate, nascoste, o totalmente annullate quelle che devono essere “identificate come Volontà Popolare, espresse dopo un regolare Referendum”.
In questa nostra piccola ricerca tenteremo di focalizzare quelli che sono gli “imbrogli della politica” a scapito di tutti i Cittadini Italiani che hanno votato raggiungendo il quorum.
Ci sono tantissimi referendum che pur abrogati non sono stati mai messi in essere perché con leggi/decreti urgenti, hanno stravolto quella che era la “volontà Popolare”, peggio che mai nella “Gazzetta Ufficiale”, dove viene riportato solo (appunto), il decreto legge urgente che modifica radicalmente quello che gli Italiani avevano espresso nelle urne.
Quello che segue è a dir poco allarmante:
referendum abrogativi che vengono cancellati totalmente senza che gli italiani vengano informati del perché questo avvenga.
Ricordate e non dimenticate che sia le sovvenzioni ai “maggiori sindacati italiani”, erano stati resi nulli dal referendum, cancellando dunque che il denaro pubblico (il nostro per intenderci, con tasse che hanno nomi incomprensibili), venissero elargiti, ingrassati, aiutati a nostra insaputa.
Così anche per il denaro ai partiti politici, dove con referendum gli italiani si espressero in maniera netta dicendo “SI” per l’abrogazione della legge che permette a tutti i partiti politici di avere sovvenzioni statali, dunque “nostri”, sempre con tasse.
Stessa cosa per il canone Rai e la pubblicità e tantissimi altri, me sono veramente una marea, se non un oceano! Ma solo una goccia le modifiche a nostra insaputa fatta dai nostri politici. Il tutto perché? Sempre e comunque per avere garantito un bel gruzzolo di denaro disponibile “non guadagnato con il proprio sudore”, preso dalle nostre tasche.
Adesso, facendo una piccola analisi, e visto gli ultimi scandali che hanno visto partiti politici italiani come la “ex Margherita, poi passata nel PD Partito Democratico”; stesso “Partito democratico”, poi PdL “Partito della Libertà”, poi “Lega Nord”… e chi più ne ha più ne metta, bene. Anzi! Male!! Perché quando nascerà l’organizzazione “Antimafia” in Sardegna (Cagliari), avrà come priorità proprio quello di combattere queste malformazioni, dove io e altri miei pochi collaboratori identificherebbero come “punti” e/o “segni che ci riconducono alla “mafia”.
Chiunque pensi che la nostra organizzazioni si limiti a mafiosi fatti con “fumetti” o film televisivi si scordi di seguirci ora e sempre. Noi siamo e saremmo sempre per la legalità, in ogni modo e comunque essa si manifesti: non si chiamerà in modo chiaro “mafia”, ma sempre di delitto grave contro la comunità italiana si tratta, dunque cambia il termine ma non la sostanza.
Siamo pronti a tutto e non abbiamo ancora iniziato ufficialmente. Però da questa primavera, bella fresca e strana ci stiamo organizzando per regolamentare e ufficializzare il nostro movimento.
L’estate in Sardegna solitamente è calda, noi la renderemo rovente e insopportabile per coloro che sfruttano la Terra Sarda per fini lucrosi e malavitosi. Che si tratti di Costa Smeralda o Villasimius, Costa Rey, e tante altre località, dove chi ha denaro ha pagato politici per avere coste e spiagge private ad personam, vedranno presto i nostri e loro volti, e videocamere, macchine fotografiche per denunciarli tutti. >>>

1993

Approfondimenti:
”1993-1994 – Il tradimentodel referendum”

Un miliardo e mezzo di euro in15 anni: così i partiti hanno aggirato il referendum

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)



    1995



REFERENDUM 2011


L’Acqua, il Bene di Tutti ancora “misterioso”:
la politica ha cambiato le regole e rimane un bene privato.
Ecco i più rappresentativi partiti politici italiani che hanno usufruito del nostro denaro:


Partito DemocraticoIL POPOLO DELLA LIBERTA'
Caso Lusi,
la relazione dei consulenti: “Spariti altri 13 milioni dalle casse della Margherita”
I legali dell’ex partito depositano la consulenza tecnica della Kpmg,
che individua nuovi ammanchi relativi a prima del 2007.
Spese per viaggi e ”trasferte elettorali” senza ricevute. Rutelli:
”Determinati a recuperare per intero il ‘maltolto’ per restituirlo ai cittadini”
Continua la lettura >>>
(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

LEGA NORD

Bossi: “Non c’è democrazia. C’è il fascismo” – Alfano: “Premier resta, vogliono distruggerci”

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Il leader leghista incita alla secessione, attacca i giornalisti e rivendica il salvataggio delle pensioni nella manovra. Ma è Calderoli a dire che il governo andrà “avanti così fino alla fine”. E sull’Udc avverte: “Niente inciuci“. Bersani: “Il Senatùr fa sognare i suoi con la secessione per non dire che resta con il miliardario Berlusconi“. Intanto il segretario del Pdl dice che il presidente del Consiglio non si dimette: “Vogliamo arrivare al 2013

Bossi: “Non c’è democrazia. C’è il fascismoAlfano: “Premier resta, vogliono distruggerciUmberto Bossi
VENEZIA – Il giorno di Bossi a Venezia. Un comizio atteso, quello del Senatur, nel momento di massima fibrillazione per l’esecutivo e con una Lega sempre più in fermento. “Ma come si fa a stare in un Paese che
sta addirittura perdendo democrazia? Il fascismo è ritornato con altri nomi e facce“, ha esordito il leader della Lega mentre la platea di Venezia urlava “secessione! secessione!“. “Piano piano, non possiamo illuderci di fare senza la secessione. Dobbiamo avere la forza per ottenere la nostra libertà“, ha aggiunto Bossi, per concludere: “L’Italia attuale è uno schifo“.

Poi l’attacco ai giornali. “I giornalisti sono dei grandissmi str… Sono degli Iago. Raccontano bugie. Attaccano la mia famiglia perché non possono attaccare me. Sono dei disgraziati“, ha detto Bossi. “Quando li trovi fingono di essere amici. Tutti contro la Lega invece. Sono loro che non vogliono cambiare niente. Ma le cose cambieranno: quando finiscono i soldi le cose cambiano” ha aggiunto ricordando “ai militanti” che è in programma “una grande manifestazione. Oggi non lo dico perché ci sono i giornalisti. Prima lo devono sapere i militanti“. “Certamente“, ha aggiunto il leader leghista “la libertà non si conquista solo con le manifestazioni ma preparandosi alla lotta, appena la Lega porterà tutto a casa“.

La rivendicazione arriva poi sulle pensioni: “La Lega Nord ha convinto il ministro dell’Economia e il governo a non toccare le pensioni nell’ambito della manovra“, ha spiegato Bossi. “Abbiamo convinto Tremonti a non toccarle. E chi se ne frega dell’Europa che vuole tagliare tutto“. Parlando in terza persona, poi, ha aggiunto: “Nonostante i casini, Bossi mostra il dito: mostro il dito per difendere i soldi di chi ha lavorato una vita e ha diritto alla sua pensione“.

Infine l’ipotesi referendum per la Padania. “Bisogna trovare una via democratica forse referendaria perché un popolo importante e lavoratore come il nostro, non può essere costretto a continuare a mantenere l’Italia“, ha concluso Bossi. “D’altra parte – ha aggiunto – se l’Italia va giù la Padania va su“. “La gente non ne può più, ma io sono per trovare la via democratica“, ha proseguito il Senatur.

Alla vigilia dell’appuntamento è stato Calderoli a cercare di rassicurare sulle sorti dell’esecutivo. Chiudendo anche all’Udc: “Il nostro è un governo politico, gli altri sono degli inciuci”, ha detto il ministro della semplificazione, Roberto Calderoli a Venezia. “La maggioranza è quella del Parlamento – ha proseguito il ministro – il nostro obiettivo è mantenere la coalizione fino alla fine“. Per il ministro leghista, “l’opposizione 2 fa il suo lavoro, ma così non fa altro che allungarci la vita“. In questo momento, poi, il governo sta ancora “pensando alla manovra”, mentre poi dovrà “dedicarsi alle riforme“.

Meno ottimista sul futuro il capogruppo Reguzzoni, che sempre da Venezia ha risposto alla domanda sulla scadenza del 2013 con un sibillino: “Chi vivrà vedrà“. E anche le parole di Maroni sono state meno nette di quelle del collega di governo. “Andare avanti è difficile“, ha detto il titolare del Viminale, “il governo non è un mezzo ma un fine per combattere la nostra battaglia sul federalismo e ci saremo fino a quando ce lo dirà Umberto Bossi“.

Alfano in trincea.L’unica alleanza che può dare stabilità al Paese è quella tra Berlusconi e Bossi“, ha detto a margine del convegno del Pdl a Cortina d’Ampezzo, il segretario nazionale Angelino Alfano. Dopo aver ribadito che Silvio Berlusconi non ha alcuna intenzione di dimettersi 3: “Noi difenderemo con orgoglio la nostra storia, e intendiamo arrivare al 2013“. “Tutti gli altri ci hanno provato fino al 14 dicembre, volevano portare al governo chi aveva perso e all’opposizione chi aveva vinto. Ma la democrazia trasparente – ha chiosato Alfano – si basa sul principio che chi vince governa, chi perde va all’opposizione e chi vince governa per 5 anni“. Poi un altro messaggio esplicito di “resistenza”. “Il Pdl – ha concluso Alfano – dice no alle larghe intese. Che non sono altro che perifrasi per dire che Berlusconi deve andare a casa“.

Bersani: “Farà la secessione con Berlusconi e Milanese“.  Umberto Bossilancia la palla avanti” aizzando i militanti della Lega “per non dire chiaramente” che continuerà a stare con il miliardario Silvio Berlusconi. “Vediamo se vuole fare la secessione con Berlusconi e anche con Milanese“. Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani 4 ha commentato le parole del leader della lega al raduno dei popoli padani.

La presidente dell’assemblea nazionale del Pd Rosy Bindi, vicepresidente della camera, denuncia l’esistenza di “un sistema intollerabile di ricatti politici incrociati” che “continua a paralizzare l’esecutivo. Non si spiega altrimenti il silenzio del presidente del Consiglio sulle gravissime affermazioni di Bossi oggi a Venezia“. “Un ministro della Repubblica – ha affermato Bindi- non può permettersi impunemente di incitare alla secessione e dileggiare la Costituzione“. E “se Berlusconi avesse un briciolo di senso dello Stato e amore delle istituzioni esigerebbe una pronta smentita e si scuserebbe a nome del governo con tutti gli italiani“.

(18 settembre 2011)
Fonte: http://www.repubblica.it

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Minzolini ”Urgente la legge sulle intercettazioni”. E’ bufera

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MMinzolini: "Fermare subito le intercettazioni Provvedimento necessario quanto la manovra"inzolini: “Fermare subito le intercettazioni
Provvedimento necessario quanto la manovra
E’ in un corso una lapidazione mediatica per far cadere il governo“, dice in un editoriale. Il presidente Rai Garimberti:
“Il direttore del Tg1 parla per sé”. Vincenzo Vita (Pd): “La domanda è capire se andrà a casa prima lui o il presidente del consiglio“. Pardi (Idv): “Megafono del premier”

Minzolini: “Fermare subito le intercettazioni Provvedimento necessario quanto la manovra” Nella foto, il direttore del Tg1 Augusto Minzolini

ROMA – Al termine di una giornata difficilissima per il premier sul fronte delle inchieste – con le notizie che arrivano sia dalla procura di Bari che da quella di Napoli – scende in campo il direttore del Tg1, Augusto Minzolini. Per sollecitare al più presto un provvedimento che blocchi le intercettazioni. “E’ urgente quanto la manovra”, si spinge a dire con un editoriale nel tg delle 20. Il secondo in pochi giorni, ancora una volta a difesa del governo. “Parla a titolo personale“, replica dopo pochi minuti il presidente della Rai, Paolo Garimberti.

Minzolini, nel suo intervento, evoca un clima da caccia alle streghe: “Intercettazioni irrilevanti per le indagini vengono date in pasto ai lettori, e il bersaglio preferito manco a dirlo è il presidente del Consiglio“. Riferendosi all’indagine di Napoli sulla presunta estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, Minzolini dice che ha prodotto “un mare di intercettazioni finite sui giornali per danneggiare l’immagine del premier, probabilmente l’obiettivo connesso“. Per il direttore del Tg1, anche se “Berlusconi non è indagato, i media continueranno a parlare di gossip e andrà avanti la lapidazione mediatica che nella testa di qualcuno dovrebbe favorire il cambio di governo. Il governo però resta perchè continua ad avere i numeri in Parlamento“.

Poi il paragone ardito: “La manovra approvata ieri dalla Camera – ha detto il ‘direttorissimo’ – doveva servire a restituire credibilità al paese, ma sono partite operazioni mediatiche e giudiziarie che finiscono per minare quella credibilità. Ecco perché una legge sulle intercettazioni è necessaria quanto la manovra approvata ieri. L’ultimo a chiederla è stato un leader dell’opposizione come Pier Ferdinando Casini. Sarebbe ora di farla“.

Al direttore del Tg1 risponde innanzitutto il presidente della Rai, Paolo Garimberti. “Fermo restando il diritto di ogni direttore di fare editoriali o commenti – ha detto Garimberti – l’opinione espressa stasera da Augusto Minzolini è strettamente personale e non impegna in alcun modo la Rai“.

La prima reazione, dal fronte dell’opposizione, arriva da Vincenzo Vita del Pd, membro della commissione parlamentare di vigilanza: “L’unica domanda plausibile di fronte alla proterzia manipolatoria e manipolatitva del Tg1, è chiedersi se andrà via prima Minzolini o Berlusconi direttamente. L’ennesimo attacco ai giudici, accusati di essere ostacolo alla manovra, è solo l’indice dell’avvitamento finale prima della caduta libera“.

Gli editoriali di Minzolini ormai non fanno più notizia – dice Pancho Pardi, capogruppo dell’Idv in vigilanza – fa notizia, invece, il fatto che il direttore generale Lorenza Lei non l’abbia ancora rimosso da un incarico che non è in grado di ricoprire”. “Un telegiornale pubblico – continua Pardi – non può ridursi a essere un megafono di un’unica voce: quella del padrone di Arcore. Ormai il direttorissimo ha perso ogni pudore e detta pure la linea politica di un governo allo sbando. Tutto, anche una legge a favore delle intercettazioni, sponsorizzata via cavo pur di salvare un premier ormai destituito da ogni residua credibilità nazionale e internazionale“.

(15 settembre 2011)
Fonte
: tv.repubblica.it

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Dalla Finanza al Lodo Alfano: il dialogo Berlusconi – Lavitola

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Il lodo Alfano e i “fascisti” di Fini, Napolitano che non firma, la corsa alla prescrizione, il generale da promuovere e i soldi per L’Avanti… Ecco l’intercettazione integrale di una telefonata tra Berlusconi e Lavitola:

Il direttore dell’Avanti chiama il premier e gli suggerisce strategie politiche, gli raccomanda il generale Spaziante delle Fiamme Gialle e chiede fondi per il suo giornale
di GIUSEPPE CAPORALE

MARINELLA…  buondì. Ci riesco a parlare un minuto per sta storia del generale?”. Valter Lavitola, pochi giorni dopo il pronunciamento negativo della corte costituzionale sul lodo Alfano – che avrebbe bloccato tutti i processi a carico del premier – chiama Silvio Berlusconi. Sono le otto di mattina di metà ottobre del 2009 e l’umore del presidente del Consiglio è pessimo: “pronto…”. “Presidente come sta…” chiede Lavitola preoccupato. E Berlusconi risponde: “come sto… Ho tutti contro, ed in più c’ho una cosa che pende sulla testa di 750 milioni e dall’altra parte c’ho dei giudici che mi odiano che sono dei criminali del palazzo di giustizia di Milano. Hanno già ricominciato a muoversi con la corte costituzionale che gli ha dato il via libera per tornare alla caccia all’uomo”.

Lodo Alfano. Con la sentenza che ha stabilito l’incostituzionalità del lodo Alfano, i processi e le inchieste sul premier non possono essere sospese e la preoccupazione nella conversazione è palpabile. “Presidente, se mi permette di dire la mia… Prima di tutto tenga presente che chi le vuole bene in questo momento le si stringe ancora di più, e quindi lei può fare la conta meglio delle altre volte… sommessamente poi… sono due giorni che penso a sta cosa notte e giorno… – Lavitola lancia una proposta: che
ci si perde se si presenta di nuovo la norma (il lodo Alfano, ndr) così come sta… senza andare poi a fare una legge costituzionale. Così com’è… con qualche modifica del caso. Si riapprova… a questo punto devono sospendere tutto, rimandando poi al parere della corte costituzionale… nel frattempo ci mettono due tre mesi… ci sono le prescrizioni e sia avvia allo stesso tempo una legge costituzionale. Si ripresenta tale e quale il Lodo Alfano…”.
Berlusconi: “non ho una maggioranza così completa… Non me lo approvano i fascisti. Fini non ci sta…”.
Lavitola: “Fini non ci sta? Lui su questo ci sta… Altrimenti qui rischia di scoppiare tutto… Mica è scemo veramente questo. Mica è scemo?
Berlusconi: “non credo che in parlamento si possa ripresentare la stessa legge…”.
Lavitola: “ma lei non la ripresenta identica con qualche modifica… così si riblocca tutto e nei tre mesi arriva la prescrizione e chi se ne frega…”.
E ancora Lavitola: “questi (i giudici, ndr) stanno sparando alla testa, mica stanno sparando al petto… Fini mica ci può non stare… mica è matto… qua se salta tutto il primo che poi macellano è lui”.
Berlusconi: “ma non ce lo firma il presidente della Repubblica…” e poi “politicamente non è possibile farlo…”.
Lavitola risponde: “tanto politicamente peggio di come stiamo che ci possono fare…”.
“Ci pensiamo…” taglia corto Berlusconi. E a quel punto il faccendiere arriva al motivo della telefonata: “la faccenda del generale“.

Il generale della Gdf. Lavitola: “Senta, le volevo dire io, guardi che di quella questione di cui le venni a parlare, siccome lei mi autorizzò a parlarne con l’interessato… si ricorda la faccenda di quel generale?”
Berlusconi: “sì… sì… che lui si proponeva… no?”.
Lavitola: “Ma non per fare il numero uno… per fare una mediazione e lui fare il numero due. La mediazione la sta facendo il ministro ed è quasi fatta, lei mi autorizzò a parlargliene. Lui mi ha detto che teneva tutto fermo fino a quando lei non si muoveva…”. La frase apre squarci inquietanti. Il generale Spaziante appena due mesi fa è stato ascoltato dalla Procura di Napoli per la vicenda P4 e per le “soffiate” degli alti ufficiali a Lugi Bisignani.

Continua Lavitola parlando del generale in questione: “là si rischia il caso che da persone amiche, amiche, amiche… rischiamo che quanto meno che gli diventiamo antipatici?“.
Berlusconi: “Mmm… allora lo devo…“.
Lavitola: “Lo deve chiamare subito… perché se noi i problemi non li risolviamo alla base…”. Berlusconi: “gli fissiamo un appuntamento…“.
Lavitola: “A breve giro“.
Berlusconi non ricorda il nome del generale: “lui si chiama? Spaziante?“.
Lavitola: “Sì, sì… ha tutto Marinella. Se lei se lo facesse chiamare subito, io sto andando adesso ad un appuntamento. Sto cercando di tenerli per i capelli. Sono tornato ieri dal Brasile“.
Berlusconi: “Va bene
Lavitola: “Ci posso contare dottore…”. Berlusconi:Sì, sì va bene“.

Fondi per l’Avanti. E poi Lavitola chiede aiuto per i fondi per l’editoria (di competenza proprio della presidenza del consiglio dei ministri).
Lavitola: un’ultima cosa… Io ho mandato un appunto a Marinella dove anche sul finanziamento all’editoria Tremonti…. La sa tutta bene Bonaiuti la cosa… Tremonti ha detto che non concede questi soldi che già ci sono per legge… approvata in parlamento… se non ci parla lei… Marinella ha l’appunto…“.
Berlusconi: “E’ solo nei confronti del tuo giornale?“.
Lavitola: “Non è solo nei confronti del mio giornale… il mio giornale ovviamente salta… ma c’è anche Libero… ma ci sono anche gli altri giornali che pigliano il finanziamento pubblico… anche quelli della sinistra”.
Berlusconi: “va bene…“.
Lavitola: “Marinella ha l’appunto. Se ci parla lei… Tenga presente che vanno disoccupati altri tremila giornalisti. In questo momento questo (Tremonti, ndr) fa un disastro“.
Berlusconi: “va bene, va bene…“.
Lavitola: “dottore ci pensa a quella storia della legge sul Lodo (Alfano, ndr)“.
Berlusconi: “sì, sì… va bene!“.
Lavitola: “un bacione, stia su“.
Berlusconi: “Grazie, grazie mille…“.
Lavitola: “stia su, stia su dottore…“.
Berlusconi: “ciao“.

(16 settembre 2011)

Fonte: tv.repubblica.it

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Lodo Mondadori con sconto – Berlusconi pagherà 560 milioni

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9 luglio 2011
(*) La sentenza dei giudici civili abbassa esattamente di un quarto la cifra che il Cavaliere dovrà versare alla Cir di Carlo De Benedetti. In primo grado era stato fissato un risarcimento di 750 milioni di euro
Sentenza con maxi-sconto. Poco meno di 200 milioni. Di tanto è stato abbassato il conto (comunque salatissimo) che Silvio Berlusconi dovrà pagare al suo storico avversario Carlo De Benedetti. La sentenza d’Appello, le cui motivazioni sono state depositate questa mattina, è immediatamente esecutiva. Si conclude così la vicenda del cosiddetto lodo Mondadori. In primo grado la Fininvest del Cavaliere era stato condannata a pagare 750 milioni di risarcimento. L’intera vicenda in sede civile prende spunto dall’iter penale che ha visto le condanne di Previti, Metta, Pacificio e Acampora per corruzione dello stesso giudice Metta che, fu provato dall’accusa, ricevette denaro per modellare a favore del Cavaliere la disputa con Formenton prima e con la Cir di De Benedetti poi per la conquista della maggiore casa editrice italiana.
(Lodo Mondadori, la storia giudiziaria:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/09/lodo-mondadori-la-storia-giudiziaria/144201/  )

“La sentenza Metta fu ingiusta”. Questo scrivono oggi i giudici. Per i quali “con Metta non corrotto il lodo sarebbe stato confermato”. Il riferimento è alla decisione del 24 gennaio del 1981 della Corte d’Appello di Roma che stabili’ invece nulli gli accordi intervenuti in precedenza tra la famiglia Formenton e la stessa Cir riconsegnando così la Mondadori a Berlusconi. Inoltre, nelle 300 pagine del documento si sostiene che la Cir subì un danno immediato e diretto dalla sentenza  Metta. Si tratta di una tesi diversa da quella prospettata dal giudice di primo grado, Raimondo Mesiano, il quale invece parlò di “perdita di chance”, nel senso che la sentenza frutto della corruzione indebolì la posizione negoziale di Cir nei confronti di Fininvest.

L’inchiesta penale è iniziata nel 1996 dopo le dichiarazioni di Stefania Ariosto. Il processo, arrivato in Cassazione nel 2007, ha stabilito che Cesare Previti fece arrivare a Metta 400 milioni di lire. Un bel tesoretto veicolato grazie alla collaborazione degli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acampora. Il pagamento, ricostruiscono i giudici, è servito a pagare il verdetto con il quale lo stesso Metta annullò il lodo Mondadori di allora. In primo grado, infatti, la contesa per la casa editrice, inizialmente nelle mani della famiglia Formenton, era andata a De Benedetti. E solo in secondo grado, e grazie alla corruzione, la partita è girata a favore del presidente del Consiglio. Che, trovatosi in una posizione di forza, ha potuto condurre la mediazione con Cir. E lo ha fatto grazie all’intervento dell’allora andreottiano e oggi deputato Pdl Giuseppe Ciarrapico. La spartizione conclusiva ha visto il Cavaliere incassare il gruppo editoriale con i libri, il settimanale Panorama e 365 miliardi in contanti. A De Bendetti invece sono andati l’Espresso, Repubblica e i quotidiani locali Finegil.

La somma fissata oggi dai magistrati prevede il risarcimento in 540 milioni. Quindi gli interessi legali pari al 2,5% e contabilizzati a partire dall’emissione della sentenza di primo grado, vale a dire dall’ottobre 2009. Quindi le spese legali fissata a 8 milioni. Alla base, poi, del maxi-sconto ci sono le conclusioni della consulenza tecnica. Obiettivo capire “se fra giugno 1990 e aprile 1991 siano intervenute variazioni dei valori delle società e delle aziende oggetto di scambio tra le parti”. Risultato: i periti hanno calcolato una riduzione del 18,8%.

La questione ora è capire quali saranno i tempi del risarcimento. Nella giustizia civile le sentenze diventano subito esecutive. In questo caso, però, le due parti, il giorno dopo la sentenza di primo grado, raggiunsero un accordo per congelare il pagamento in cambio di una fidejussione da 800 milioni prestati da quattro banche alla Fininvest in favore della Cir. Ottenuto questo, la corte si impegnò a concludere l’Appello (iniziato nel febbraio 2010) in tempi brevi. A questo punto, ancora pochi giorni utili a ritirare la sentenza e la Cir di De Bendetti potrà andare all’incasso dei 560 milioni di euro. Ed è proprio questo passaggio che il Cavaliere voleva evitare. E per farlo ha infilato un codicillo (poi ritirato) nella manovra per bloccare il pagamento in attesa del giudizio della Cassazione.
(*) Fonte articolo: http://www.ilfattoquotidiano.it/
(*) Fonte video: http://www.la7.it/

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Tangenti in Abruzzo. Un comitato d’affari per il dopo sisma

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Daniela Stati

Speculavano sul terremoto, 3 arresti per tangenti, coinvolto assessore del Pdl.
Si tratta di Daniela Stati, assessore alla Protezione civile. Per i magistrati “ha compiuto attività contrarie ai compiti e ai doveri connessi alla funzione pubblica“, intascando “doni” in cambio di favori legati agli appalti della ricostruzione.
Un giro di tangenti per speculare sul terremoto dell’Aquila. Il nuovo scandalo sugli appalti della ricostruzione in Abruzzo parte con tre arresti e un’interdizione dai pubblici uffici per l’assessore regionale Pdl a Protezione Civile e Ambiente Daniela Stati, che si è dimessa dal suo incarico.

Secondo il procuratore dell’Aquila Alfredo Rossini, la richiesta della misura cautelare per la Stati “si è basata sull’accertamento di favori e utilità ricevute per aver compiuto attività contrarie ai compiti e ai doveri connessi alla funzione pubblica ricoperta“. Il quadro probatorio che emerge appare incontestabile considerato che vi sono prove evidenti dei doni e delle utilità che i privati hanno corrisposto al pubblico ufficiale e alle persone a lei vicine, al fine di ottenere il vantaggio di essere inseriti nella lista di beneficiari per fatti e atti connessi alla ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009.

Ore 3,32 IO NON RIDEVO

Ore 3,32 IO NON RIDEVO

L’inchiesta su questo nuovo caso di corruzione coinvolge anche il padre dell’assessore, Ezio Stati, che è stato arrestato: per anni tesoriere della Dc abruzzese, Stati era già finito in carcere negli anni Novanta per alcune vicende legate a tangentopoli. Le altre due persone arrestate oggi sono Vincenzo Angeloni, ex deputato di Forza Italia, e Marco Buzzelli, compagno di Daniela Stati, che si trova ai domiciliari. È stato invece deciso l’obbligo di dimora nel Comune di Roma per Sabatino Stornelli, ex amministratore delegato di Telespazio e attuale amministratore delegato di Selex service management, società di Finmeccanica.

Le indagini continuano a ritmo serrato e ci possono essere altri sviluppi – ha detto il procuratore Rossini -. Ma allo stato degli atti non sono indagati altri soggetti con incarichi rilevanti nell’ambito regionale e della Protezione civile nazionale”.

A seguito del provvedimento della magistratura, Daniela Stati si è dimessa da assessore, ma non da consigliere regionale. E subito ha raccolto la “totale solidarietà” del presidente della Regione Gianni Chiodi, “nella convinzione che l’accertamento dei fatti dimostrerà la sua estraneità a quanto contestato, e auspicano la massima rapidità nella conclusione delle indagini in corso”.

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(Fonte articolo: Il Fatto Quotidiano )

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