Mafia, sono 102 gli immobili sequestrati in Sardegna

L’ultimo è una megavilla alla periferia di Villamar. Sono i dati emersi al convegno «Miseria Ladra» che si è etnuto a Cagliari

CAGLIARI. Sono 101 gli immobili sequestrati alla mafia in Sardegna, l’ultimo – il numero 102 – è una megavilla alla periferia di Villamar per la quale il pm Paolo De Angelis pochi giorni fa ha disposto i sigilli e si è ora in attesa della convalida da parte del gip. «Si tratta di una struttura enorme e lussuosa, poco fuori paese, e ci stiamo chiedendo come poterla utilizzare». Lo afferma Giampiero Farru, presidente di Sardegna Solidale al convegno «Miseria Ladra» organizzato da Libera e Gruppo Abele. Nell’Isola i beni sequestrati alla mafia, e in attesa di destinazione, sono soprattutto terreni, case, piccole aziende, barche e macchine.

Immagine

il PM Paolo De Angelis

Dalla povertà e precarietà che attanagliano l’Italia sono le mafie a trarre grandi benefici sono ben 54 i clan impegnati in attività di riciclaggio e usura: «Anche il nostro territorio viene colpito dalla crisi e usato in maniera criminale per ottenere profitto a discapito della popolazione e delle generazioni che verranno». Sono 93,5 i crimini che vengono ogni giorno consumati contro l’ambiente, e sono aumentati del 170% negli ultimi tre anni, come denuncia l’ultimo rapporto sulle Ecomafie di Legambiente. «Criminalità organizzata, corruzione e distruzione ambientale si rafforzano a discapito dei diritti, della coesione sociale e della partecipazione dei cittadini, sempre più distanti dalle istituzioni – dice Farru -: Anzi, quando la gente ha perso il lavoro e non lo trova più ed è disperata e legge quello che stiamo leggendo in questi giorni su vitalizi e pensioni che si accumulano, allora il rischio di tensioni e disordini sociali diventa molto alto».
* 14 maggio 2014

Fonte: LaNuovaSardegna.it


Seguici:

* Facebook Antimafia
* Twitter Antimafia
* Youtube Antimafia
* Google+ Antimafia

Annunci

100 giorni per la modifica dello scambio elettorale politico-mafioso

Sostieni la petizione di Libera e Gruppo Abele!
*Clicca il link sottostante per firmare la petizione:
100 giorni per la modifica dello scambio elettorale politico-mafioso

LIBERA - contro le mafie

A tutti i parlamentari

Questa petizione sarà consegnata a:

tutti i parlamentari.

La corruzione è uno dei motivi principali per cui il futuro dell’Italia è bloccato nell’incertezza. Pochi paesi dell’Unione Europea vivono il problema in maniera così acuta (fanno peggio solo Grecia e Bulgaria). Si tratta di un fenomeno dilagante, fra le cause della disoccupazione, della crisi economica, dei disservizi del settore pubblico, degli sprechi e delle ineguaglianze sociali, che danneggia le Istituzioni e la vita quotidiana delle persone.

In questa fase di stallo, la lotta alla corruzione può essere il vero tema d’incontro tra le diverse forze politiche e la società civile, che si è espressa per un forte rinnovamento nella gestione della cosa pubblica.

276 parlamentari di diverso colore politico – eletti tra gli 878 candidati che hanno aderito agli impegni di trasparenza chiesti da Riparte il futuro prima delle elezioni – si sono già detti disposti a potenziare la norma sullo scambio elettorale politico-mafioso. Un numero incoraggiante (corrisponde al 30% del totale dei parlamentari) ma che può e deve ancora crescere.

Ai neoparlamentari con il braccialetto bianco, simbolo dell’impegno preso, si aggiungono glioltre 150 mila cittadini che in poco più di un mese hanno firmato per ottenere una politica capace di agire con forza contro la corruzione.

Firma anche tu per chiedere che il Parlamento modifichi la legge 416 ter del Codice Penale. E’ necessario cominciare da questa riforma per spezzare il patto deleterio che lega politico corrotto e mafioso corruttore, condizionando scelte strategiche della vita del Paese e vincolando la libertà elettorale. Rendere efficace la legge significa anche prevenire la pratica diffusa del voto di scambio, che trasforma il voto del cittadino in una merce da barattare.

La modifica della 416 ter è il primo passo, simbolico, per dotare l’Italia di un efficace apparato legislativo contro la corruzione in linea con gli standard europei. È una norma che il Parlamento può cambiare facilmente, nei primi 100 giorni della legislatura.

Una buona legge produce una buona cultura.

Firma per far ripartire il futuro dell’Italia.

Le mafie nel pallone

La denuncia di don Ciotti “Il calcio è della mafia”

http://www.antimafia.tv/

Riciclaggio di soldi mediante sponsorizzazioni, partite truccate, scommesse clandestine, presidenti prestanome,il grande affare del mondo ultrà, le scuole calcio.


Questi i temi di “Le mafie nel pallone – Storie di criminalità e corruzione nel gioco più truccato al mondo. Potenza Calcio: il caso limite”, dossier presentato oggi a Roma, anticipazione del libro “Le mafie nel pallone” del giornalista Daniele Poto, edito dal Gruppo Abele Edizioni, con una prefazione di Gianni Mura, in uscita nelle librerie a settembre.

Alla conferenza stampa erano presenti, oltre all’autore, Don Luigi Ciotti, Presidente nazionale di Libera, Don Marcello Cozzi, referente di Libera Basilicata, Valerio Piccioni, giornalista della Gazzetta dello Sport.

“Il calcio non è un mondo isolato” – ha dichiarato Don Marcello Cozzi – “ma risente dei problemi del territorio”. E dunque infiltrazioni mafiose e corruzione. Un dato che non deve stupire poichè, come ha spiegato Don Ciotti durante la conferenza stampa, da sempre le mafie controllano anche le società calcistiche. Per i clan, infatti, le squadre sono una garanzia di visibilità, un mezzo per controllare il territorio e arruolare nuove leve, riciclare denaro.

Secondo Daniele Poto, si tratta di una realtà inquietante, poichè i collegamenti e le collusioni con le mafie sono vastissimi, sono oltre 30 i clan coinvolti, e hanno origini lontane nel tempo. Si tratta di un fenomeno diffuso tanto al centro-sud quanto al nord d’Italia: Lombardia, Lazio, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia, e sospetti in Abruzzo, queste le regioni interessate.

Nel dossier viene presentato il caso-limite del Potenza Calcio e del suo Presidente Giuseppe Postiglione, che in soli tre anni ha portato la squadra in serie B, salvo poi essere esclusa dal campionato professionistico.

Come reagire? Con il coraggio della denuncia e la forza della proposta: queste le esortazioni di Don Ciotti. Ed è ciò che fanno quotidianamente i ragazzi di Libera, “antenne del territorio”, come le definisce il Presidente di Libera, che invoca anche l’indispensabile collaborazione con gli organi competenti.

(Fonte articolo: http://www.libera.it)

* Facebook, iscrivetevi al canale:
http://www.facebook.com/pages/Antimafia/124643360907141

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: