Mafia, sono 102 gli immobili sequestrati in Sardegna

L’ultimo è una megavilla alla periferia di Villamar. Sono i dati emersi al convegno «Miseria Ladra» che si è etnuto a Cagliari

CAGLIARI. Sono 101 gli immobili sequestrati alla mafia in Sardegna, l’ultimo – il numero 102 – è una megavilla alla periferia di Villamar per la quale il pm Paolo De Angelis pochi giorni fa ha disposto i sigilli e si è ora in attesa della convalida da parte del gip. «Si tratta di una struttura enorme e lussuosa, poco fuori paese, e ci stiamo chiedendo come poterla utilizzare». Lo afferma Giampiero Farru, presidente di Sardegna Solidale al convegno «Miseria Ladra» organizzato da Libera e Gruppo Abele. Nell’Isola i beni sequestrati alla mafia, e in attesa di destinazione, sono soprattutto terreni, case, piccole aziende, barche e macchine.

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il PM Paolo De Angelis

Dalla povertà e precarietà che attanagliano l’Italia sono le mafie a trarre grandi benefici sono ben 54 i clan impegnati in attività di riciclaggio e usura: «Anche il nostro territorio viene colpito dalla crisi e usato in maniera criminale per ottenere profitto a discapito della popolazione e delle generazioni che verranno». Sono 93,5 i crimini che vengono ogni giorno consumati contro l’ambiente, e sono aumentati del 170% negli ultimi tre anni, come denuncia l’ultimo rapporto sulle Ecomafie di Legambiente. «Criminalità organizzata, corruzione e distruzione ambientale si rafforzano a discapito dei diritti, della coesione sociale e della partecipazione dei cittadini, sempre più distanti dalle istituzioni – dice Farru -: Anzi, quando la gente ha perso il lavoro e non lo trova più ed è disperata e legge quello che stiamo leggendo in questi giorni su vitalizi e pensioni che si accumulano, allora il rischio di tensioni e disordini sociali diventa molto alto».
* 14 maggio 2014

Fonte: LaNuovaSardegna.it


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Sentenza Silvio Berlusconi (agosto 2013) : La Legge è Uguale per Tutti?

Ormai trascorsi dei giorni dopo la condanna definitiva espressa dalla Corte di Cassazione per il Presidente Silvio Berlusconi.
Siamo nell’agosto del  2013, fra giorni afosi e politica italiana incandescente, piena di schiamazzi e parole ma nulla di concreto per il Popolo italiano: questa è almeno l’attuale realtà come risposta dell’odierno Governo composto da PD e PDL (Partito Democratico e Partito/e/o Popolo per o  della Libertà).
Non voglio essere prolisso, ne tanto meno scantonate su come sia  possibile avere una Giustizia Giusta.
In tanti mi hanno scritto (pur non avendo ancora l’associazione Antimafia reso  pubblico), con statuto e organizzazione. Mi sono rifiutato (almeno per ora), di fare come “presta nome” a quel o altro partito politico italiano. Se avessi accettato, sicuramente, sarebbe arrivato fior di € euro, senza mah e senza perché. Ho lavorato per la Pubblica Amministrazione per trenta anni come dipendente del Ministero per gli Interni. Ma in questo non voglio addormentarvi riguardo il mio cv. Ho conosciuto gli anni definiti di piombo, con il mio nome scritto dai brigatisti rossi nella lista come persona da eliminare, solo perché appartenente a un sindacato (allora) , ritenuto di “destra”. Come non fare riferimento a quanto detto dal Presidente Silvio Berlusconi, definendo la magistratura di sinistra non solo politicamente ma sindacalmente? Sono parole o frasi senza senso, sapendo “lui” e “io”, e “noi”, che esistono da sempre degli schieramenti sindacali contrapposti. Non per questo possono essere definiti “comunisti o fascisti”, di “destra o sinistra”. Ogni sindacato rappresenta il singolo e lo difende rispetto a quanto avviene nell’ambito lavorativo. Per questo semplice motivo non comprende come mai l’ex Premier Berlusconi se la prenda contro la magistratura definendola o combattendola perché la reputa di “sinistra”. Anche nel CSM, come in tutte le altre organizzazioni sindacali ogni lavoratore è libero di iscriversi a un sindacato: di destra o di sinistra. Questo non ostacola o preme sulle sentenze, semmai al contrario né da possibilità di “parasri il sedere”, perché in ogni caso per ogni controversia lavorativa, il dipendente è obbligato a prestare massimo rigore nel suo comportamento, e in questo ogni sindacato sarebbe pronto a non approvare e condannare, nel caso il suo iscritto commetta azioni, fatti, parole lesive, delittuose.
Entrando nel nocciolo della questione, dove un politico viene condannato per via definitiva: che si chiami Silvio Berlusconi o Pinco Pallino, va rispettata. Purtroppo come in tanti, troppi mi danno supporto nel dire e scrivere che la sentenza troppo spesso non sono giuste, e in particolare a coloro che di denaro ne possiedono poco. Battaglie giudiziarie sono state fatte da entrambi gli schieramenti che si fingono opposti: sia di sinistra, centro, destra. Sarebbe ora che tutti gli italiani alzassero la testa per parlare e dichiarare i propri diritti, sia per coloro che hanno eletto e non hanno espresso le loro volontà, sia nei svariati referendum dove la Sovranità Popolare è stata schiacciata in modo così rapido che nessuno ne vuol più parlare: carta stampata o televisioni. Questa è democrazia o censura preventiva (anticamera di una pseudo dittatura?) di quasi tutti gli schieramenti politici? Escludiamo il Partico Radicale italiano, che ha sempre voluto tenere saldi i propri ideali, rinunciando a tutto: denaro e potere politico. Il resto della politica cosa fa? =  escamotage, inciucio: il lavoro che più li soddisfa, incluso Beppe Grillo e il suo pseudo movimento: bla bla… ma sempre nulla di concreto. Un particolare ringraziamento va dato a Tony Troja, Luigi Lovino, Francesco Carbone, Serena Simonetta Lamberti, Carlo Massone e tanti altri che combattono la malagiustizia per ristabilire la Democrazia in Italia.
ma la giustizia non è uguale per tutti

Il Popolo Sovrano: Referendum, Leggi e Decreti in Italia

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Le segretarie confermano tutto ai magistrati
“Avevo avvisato Bossi delle irregolarità”

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

Corruzione politica

Analizzando tutti i Referendum, Decreti Legge che sono stati fatti in Italia c’è da stupirsi non poco nel vedere come in troppe e spassosissime volte (per usare un termine poco invasivo e allarmistico), siano state celate, nascoste, o totalmente annullate quelle che devono essere “identificate come Volontà Popolare, espresse dopo un regolare Referendum”.
In questa nostra piccola ricerca tenteremo di focalizzare quelli che sono gli “imbrogli della politica” a scapito di tutti i Cittadini Italiani che hanno votato raggiungendo il quorum.
Ci sono tantissimi referendum che pur abrogati non sono stati mai messi in essere perché con leggi/decreti urgenti, hanno stravolto quella che era la “volontà Popolare”, peggio che mai nella “Gazzetta Ufficiale”, dove viene riportato solo (appunto), il decreto legge urgente che modifica radicalmente quello che gli Italiani avevano espresso nelle urne.
Quello che segue è a dir poco allarmante:
referendum abrogativi che vengono cancellati totalmente senza che gli italiani vengano informati del perché questo avvenga.
Ricordate e non dimenticate che sia le sovvenzioni ai “maggiori sindacati italiani”, erano stati resi nulli dal referendum, cancellando dunque che il denaro pubblico (il nostro per intenderci, con tasse che hanno nomi incomprensibili), venissero elargiti, ingrassati, aiutati a nostra insaputa.
Così anche per il denaro ai partiti politici, dove con referendum gli italiani si espressero in maniera netta dicendo “SI” per l’abrogazione della legge che permette a tutti i partiti politici di avere sovvenzioni statali, dunque “nostri”, sempre con tasse.
Stessa cosa per il canone Rai e la pubblicità e tantissimi altri, me sono veramente una marea, se non un oceano! Ma solo una goccia le modifiche a nostra insaputa fatta dai nostri politici. Il tutto perché? Sempre e comunque per avere garantito un bel gruzzolo di denaro disponibile “non guadagnato con il proprio sudore”, preso dalle nostre tasche.
Adesso, facendo una piccola analisi, e visto gli ultimi scandali che hanno visto partiti politici italiani come la “ex Margherita, poi passata nel PD Partito Democratico”; stesso “Partito democratico”, poi PdL “Partito della Libertà”, poi “Lega Nord”… e chi più ne ha più ne metta, bene. Anzi! Male!! Perché quando nascerà l’organizzazione “Antimafia” in Sardegna (Cagliari), avrà come priorità proprio quello di combattere queste malformazioni, dove io e altri miei pochi collaboratori identificherebbero come “punti” e/o “segni che ci riconducono alla “mafia”.
Chiunque pensi che la nostra organizzazioni si limiti a mafiosi fatti con “fumetti” o film televisivi si scordi di seguirci ora e sempre. Noi siamo e saremmo sempre per la legalità, in ogni modo e comunque essa si manifesti: non si chiamerà in modo chiaro “mafia”, ma sempre di delitto grave contro la comunità italiana si tratta, dunque cambia il termine ma non la sostanza.
Siamo pronti a tutto e non abbiamo ancora iniziato ufficialmente. Però da questa primavera, bella fresca e strana ci stiamo organizzando per regolamentare e ufficializzare il nostro movimento.
L’estate in Sardegna solitamente è calda, noi la renderemo rovente e insopportabile per coloro che sfruttano la Terra Sarda per fini lucrosi e malavitosi. Che si tratti di Costa Smeralda o Villasimius, Costa Rey, e tante altre località, dove chi ha denaro ha pagato politici per avere coste e spiagge private ad personam, vedranno presto i nostri e loro volti, e videocamere, macchine fotografiche per denunciarli tutti. >>>

1993

Approfondimenti:
”1993-1994 – Il tradimentodel referendum”

Un miliardo e mezzo di euro in15 anni: così i partiti hanno aggirato il referendum

(Fonte: Il Fatto Quotidiano)



    1995



REFERENDUM 2011


L’Acqua, il Bene di Tutti ancora “misterioso”:
la politica ha cambiato le regole e rimane un bene privato.
Ecco i più rappresentativi partiti politici italiani che hanno usufruito del nostro denaro:


Partito DemocraticoIL POPOLO DELLA LIBERTA'
Caso Lusi,
la relazione dei consulenti: “Spariti altri 13 milioni dalle casse della Margherita”
I legali dell’ex partito depositano la consulenza tecnica della Kpmg,
che individua nuovi ammanchi relativi a prima del 2007.
Spese per viaggi e ”trasferte elettorali” senza ricevute. Rutelli:
”Determinati a recuperare per intero il ‘maltolto’ per restituirlo ai cittadini”
Continua la lettura >>>
(Fonte: Il Fatto Quotidiano)

LEGA NORD

Dalla Finanza al Lodo Alfano: il dialogo Berlusconi – Lavitola

www.antimafia.tv

Il lodo Alfano e i “fascisti” di Fini, Napolitano che non firma, la corsa alla prescrizione, il generale da promuovere e i soldi per L’Avanti… Ecco l’intercettazione integrale di una telefonata tra Berlusconi e Lavitola:

Il direttore dell’Avanti chiama il premier e gli suggerisce strategie politiche, gli raccomanda il generale Spaziante delle Fiamme Gialle e chiede fondi per il suo giornale
di GIUSEPPE CAPORALE

MARINELLA…  buondì. Ci riesco a parlare un minuto per sta storia del generale?”. Valter Lavitola, pochi giorni dopo il pronunciamento negativo della corte costituzionale sul lodo Alfano – che avrebbe bloccato tutti i processi a carico del premier – chiama Silvio Berlusconi. Sono le otto di mattina di metà ottobre del 2009 e l’umore del presidente del Consiglio è pessimo: “pronto…”. “Presidente come sta…” chiede Lavitola preoccupato. E Berlusconi risponde: “come sto… Ho tutti contro, ed in più c’ho una cosa che pende sulla testa di 750 milioni e dall’altra parte c’ho dei giudici che mi odiano che sono dei criminali del palazzo di giustizia di Milano. Hanno già ricominciato a muoversi con la corte costituzionale che gli ha dato il via libera per tornare alla caccia all’uomo”.

Lodo Alfano. Con la sentenza che ha stabilito l’incostituzionalità del lodo Alfano, i processi e le inchieste sul premier non possono essere sospese e la preoccupazione nella conversazione è palpabile. “Presidente, se mi permette di dire la mia… Prima di tutto tenga presente che chi le vuole bene in questo momento le si stringe ancora di più, e quindi lei può fare la conta meglio delle altre volte… sommessamente poi… sono due giorni che penso a sta cosa notte e giorno… – Lavitola lancia una proposta: che
ci si perde se si presenta di nuovo la norma (il lodo Alfano, ndr) così come sta… senza andare poi a fare una legge costituzionale. Così com’è… con qualche modifica del caso. Si riapprova… a questo punto devono sospendere tutto, rimandando poi al parere della corte costituzionale… nel frattempo ci mettono due tre mesi… ci sono le prescrizioni e sia avvia allo stesso tempo una legge costituzionale. Si ripresenta tale e quale il Lodo Alfano…”.
Berlusconi: “non ho una maggioranza così completa… Non me lo approvano i fascisti. Fini non ci sta…”.
Lavitola: “Fini non ci sta? Lui su questo ci sta… Altrimenti qui rischia di scoppiare tutto… Mica è scemo veramente questo. Mica è scemo?
Berlusconi: “non credo che in parlamento si possa ripresentare la stessa legge…”.
Lavitola: “ma lei non la ripresenta identica con qualche modifica… così si riblocca tutto e nei tre mesi arriva la prescrizione e chi se ne frega…”.
E ancora Lavitola: “questi (i giudici, ndr) stanno sparando alla testa, mica stanno sparando al petto… Fini mica ci può non stare… mica è matto… qua se salta tutto il primo che poi macellano è lui”.
Berlusconi: “ma non ce lo firma il presidente della Repubblica…” e poi “politicamente non è possibile farlo…”.
Lavitola risponde: “tanto politicamente peggio di come stiamo che ci possono fare…”.
“Ci pensiamo…” taglia corto Berlusconi. E a quel punto il faccendiere arriva al motivo della telefonata: “la faccenda del generale“.

Il generale della Gdf. Lavitola: “Senta, le volevo dire io, guardi che di quella questione di cui le venni a parlare, siccome lei mi autorizzò a parlarne con l’interessato… si ricorda la faccenda di quel generale?”
Berlusconi: “sì… sì… che lui si proponeva… no?”.
Lavitola: “Ma non per fare il numero uno… per fare una mediazione e lui fare il numero due. La mediazione la sta facendo il ministro ed è quasi fatta, lei mi autorizzò a parlargliene. Lui mi ha detto che teneva tutto fermo fino a quando lei non si muoveva…”. La frase apre squarci inquietanti. Il generale Spaziante appena due mesi fa è stato ascoltato dalla Procura di Napoli per la vicenda P4 e per le “soffiate” degli alti ufficiali a Lugi Bisignani.

Continua Lavitola parlando del generale in questione: “là si rischia il caso che da persone amiche, amiche, amiche… rischiamo che quanto meno che gli diventiamo antipatici?“.
Berlusconi: “Mmm… allora lo devo…“.
Lavitola: “Lo deve chiamare subito… perché se noi i problemi non li risolviamo alla base…”. Berlusconi: “gli fissiamo un appuntamento…“.
Lavitola: “A breve giro“.
Berlusconi non ricorda il nome del generale: “lui si chiama? Spaziante?“.
Lavitola: “Sì, sì… ha tutto Marinella. Se lei se lo facesse chiamare subito, io sto andando adesso ad un appuntamento. Sto cercando di tenerli per i capelli. Sono tornato ieri dal Brasile“.
Berlusconi: “Va bene
Lavitola: “Ci posso contare dottore…”. Berlusconi:Sì, sì va bene“.

Fondi per l’Avanti. E poi Lavitola chiede aiuto per i fondi per l’editoria (di competenza proprio della presidenza del consiglio dei ministri).
Lavitola: un’ultima cosa… Io ho mandato un appunto a Marinella dove anche sul finanziamento all’editoria Tremonti…. La sa tutta bene Bonaiuti la cosa… Tremonti ha detto che non concede questi soldi che già ci sono per legge… approvata in parlamento… se non ci parla lei… Marinella ha l’appunto…“.
Berlusconi: “E’ solo nei confronti del tuo giornale?“.
Lavitola: “Non è solo nei confronti del mio giornale… il mio giornale ovviamente salta… ma c’è anche Libero… ma ci sono anche gli altri giornali che pigliano il finanziamento pubblico… anche quelli della sinistra”.
Berlusconi: “va bene…“.
Lavitola: “Marinella ha l’appunto. Se ci parla lei… Tenga presente che vanno disoccupati altri tremila giornalisti. In questo momento questo (Tremonti, ndr) fa un disastro“.
Berlusconi: “va bene, va bene…“.
Lavitola: “dottore ci pensa a quella storia della legge sul Lodo (Alfano, ndr)“.
Berlusconi: “sì, sì… va bene!“.
Lavitola: “un bacione, stia su“.
Berlusconi: “Grazie, grazie mille…“.
Lavitola: “stia su, stia su dottore…“.
Berlusconi: “ciao“.

(16 settembre 2011)

Fonte: tv.repubblica.it

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Francesco Carbone, Il Coraggio di Denunciare

Tutta la vicenda su Poste Italiane denunciata da Francesco Carbone
(il coraggio di denunciare)


Mi chiamo Carbone Francesco e scrivo per metterla al corrente della mia vicenda che per la quale ho avuto a che fare con elementi dei servizi segreti e massoneria.

Venerdì 1 ottobre 2010

Premesso che di tutto ciò che denuncio, ho e ho consegnato le prove:
foto,
video,
documenti cartacei ufficiali, registrazioni telefoniche e degli incontri avvenuti con i Dirigenti di Poste Italiane,
ditta Appaltante,
dirigenti usl 20 Verona,
Procura di Verona,
Guardia di Finanza di Verona.

Ho denunciato con denuncia querela i capi della Procura di Verona Papalia e Schinaia, i quali, pur avendo in mano tutte la prove fornite da me allegate alla mia denuncia penale contro alti dirigenti Di Poste Italiane, Dirigenti dell’Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal (USL), ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo 17 mesi e 8 giorni hanno archiviato la mia denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede in base all’art 408 cpp, inserendola volontariamente a mod 45 Fatti non costituenti reato per distogliere dall’azione penale gli alti funzionari che avevo denunciato per gravi reati penali .

Hanno leso il mio diritto di avere giustizia per i diritti negati e hanno leso l’erario dello stato per le somme non recuperate dall’evasione fiscale che ho documentato, e il non recupero delle somme che dovevano essere sanzionate per lo sfruttamento di lavoro nero e le gravi carenze di igiene e sicurezza nei posti di lavoro.

Brevemente spiego la situazione.

Io per 7 anni sono stato responsabile su Verona della ditta che ha l’appalto di Poste Italiane
fino a quando sono stato costretto a dare le mie dimissioni a seguito di minacce e vessazioni ricevute dall’amministratore della ditta appaltante, e dagli alti dirigenti di Poste Italiane per le mie lamentele sulle lacune lavorative che praticamente erano:
nessun tipo di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, obbligati a fare lavori che non ci competevano per contratto, presenza di lavoratori in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle buste paga sotto forma di rimborso, continui insulti e minacce dal personale e dai dirigenti di Poste Italiane.

Praticamente ho denunciato i fatti al dirigente della Cgil il quale oltre a non fare niente mi ha consigliato di non disturbare gli alti Dirigenti di Poste Italiane che in quel momento erano occupati a preparare i nuovi appalti, in quanto avrei perso il posto di lavoro e vedendo la mia perseveranza, ha riferito a tutti gli autisti che per colpa mia e delle mie continue lamentele avrebbero perso il posto di lavoro, creando attorno a me il vuoto.

Ho denunciato presso l’ispettorato del lavoro la presenza, all’interno di Poste Italiane, di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste Italiane e non è stato fatto alcun controllo, inoltre alla richiesta di informazioni da parte della Procura di Verona, il direttore ordinario Palumbo risponde che non ha proceduto all’ispezione in quanto nutriva forti dubbi sulla veridicità di ciò che io avevo denunciato ma non verifica la veridicità e non mi denuncia per false informazioni a un pubblico ufficiale.

Ho denunciato presso lo Spisal di Verona (USL) tutte le irregolarità riguardanti la sicurezza e igiene nei posti di lavoro ed è stato fatto solo qualche controllo a seguito della mia minaccia di denunciarli per omissione di atti d’ufficio, tra l’altro la mia denuncia presentata il 28/09/2007 e’ stata protocollata il 13 novembre 2007 subito dopo la mia minaccia di denunciarli alle autorità.

Ho collaborato per mesi con elementi dei Servizi Segreti della Guardia di Finanza di Verona e volontariamente non e’ stato fatto alcun controllo ne sull’evasione fiscale da me documentata, anzi mi hanno fatto ritardare la denuncia che dovevo presentare in procura.

Sono stato minacciato dagli uomini di fiducia dell’appaltante dicendomi che era inutile mettermi contro di loro in quanto l’appaltante era il nipote dell’ex capo della Polizia e dei Servizi Segreti Ferdinando Masone e erano appoggiati molto bene politicamente e tra l’altro anche se avessi fatto denunce alla magistratura, l’allora ministro della Giustizia era Mastella e a loro dire, era in stretto contatto con tutti gli appaltanti del centro sud Italia.

Dopo tutto ciò essendo sicuri di essere intoccabili avendomi fatto terra bruciata attorno, il Direttore del Triveneto di Poste Italiane Roberto Arcuri a seguito della mia caparbietà a non fare lavori che non mi competono per contratto o che vanno contro la sicurezza, manda una raccomandata al mio datore di lavoro obbligandomi a non entrare in tutti gli uffici di Poste Italiane e di consegnare il pass di entrata, in quanto elemento indesiderato per aver chiesto il rispetto del contratto e della sicurezza sul lavoro.
A questo punto prendo tutta la documentazione in mio possesso ( documenti, foto e video) e vado a presentare denuncia alla Procura della Repubblica allegando il tutto.
Dopo un mese il mio avvocato viene convocato per consegnare alla procura tutti i numeri di telefono di tutti i lavoratori in nero e poi il nulla.

Nessuna convocazione e dopo 17 mesi e 8 giorni , dopo che gli appalti erano stati riconsegnati alle stesse ditte, il capo della procura Schinaia mi archivia la denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede, con nessuna motivazione e senza interpellare il Gip (FACCIO PRESENTE CHE ALL’EPOCA DEI FATTI OLTRE A ESSERE PERSONA OFFESA DAI REATI ERO INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO OBBLIGATO DAL CODICE PENALE A DENUNCIARE FATTI DI RILEVANZA PENALE).

Secondo lei è giusto e normale in una Nazione definita Civile, perdere il posto di lavoro, perdere la dignità, perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti?

Mi sono dovuto ritrasferire con tutta la mia famiglia nella mia terra di origine la Sicilia.

Mi ritrovo disoccupato da 2 anni, deriso e guardato male da tutti in quanto mi sono messo contro alti Dirigenti pensando di avere giustizia e come ciliegina sulla torta mi viene negato il diritto di chiedere il risarcimento dei danni subiti da me e dalla mia famiglia.

Agli atti delle indagini mancano documenti importanti che erano stati inseriti a loro dire dai miei avvocati e che comunque dovevano inserire i direttori di ulls e direzione lavoro nelle loro misere e false perizie. Per questo motivo e per tutti gli altri motivi gravi ho scritto al presidente della Repubblica e al Ministro Alfano chiedendo che immediatamente vengano inviati gli ispettori a Verona per sequestrare e verificare l’operato del Capo della Procura.

Ancora una volta nessuno si muove e nessuno fa niente.

Ho consegnato la richiesta fatta al ministro Alfano e la lettera

al Presidente della Repubblica allegando tutta la documentazione in mio possesso più le denunce anche a:

Procura di Roma
Procura Generale di Roma
Consiglio Superiore della magistratura
.

A tutt’ora nulla………..

Ho fatto tante altre denunce querele in seguito all’archiviazione e sono tutte ferme nelle procure di Verona Venezia e Roma e sicuramente insabbiate con il mod 45 classificando le mie denunce criminalmente come fatti non contenenti reato per autoarchiviarle senza fare alcuna indagine in quanto non sono stato convocato da nessuno.
L’Onorevole Fini ha posto la mia denuncia all’attenzione della Commissione competente e non ho ricevuto alcuna risposta.

La mia dettagliata denuncia si trova anche all’attenzione del Ministro Sacconi e la Direzione Generale del Ministero del Lavoro e non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e’ stata fatta.

La mia denuncia dettagliata si trova anche all’attenzione del Ministro Brunetta il quale l’ha posta all’attenzione dell’ispettorato della Pubblica funzione a dicembre del 2008 a tutt’ora non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e’ stata avviata.

Il 28 aprile ho inviato una richiesta di intervento disciplinare al CSM per i procuratori che volontariamente hanno messo la mia denuncia querela a mod 45 per autoarchiviarla.

Ho chiamato il CSM e mi hanno risposto che la mia richiesta e’ in mano al relatore dal 5 maggio e la pratica e’ 309/2010.

Giorno 07 giugno 2010 il CSM mi risponde con una lettera ciclostilata inserendo anche ciò che avevo chiesto nella prima istanza, che le richieste disciplinari le possono richiedere solo il Ministro e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione e per ciò non faranno alcun intervento sia nei confronti dei procuratori Capo e non saranno aperte le indagini sulla denuncia auto archiviata con metodi criminali e mafiosi.

Mi invitano a rivolgermi alle autorità competenti per denunciare civilmente o penalmente i Procuratori Capo Papalia e Schinaia, pur avendogli consegnato nella documentazione anche la denuncia querela presentata a Verona il 23 Febbraio 2010 nei confronti dei Procuratori Capo e gli appartenenti dei Servizi Segreti e tutti coloro che hanno impedito, ritardato, omesso le normali procedure di indagini, occultando documenti o presentando documenti totalmente falsi.

Pur essendo coinvolte le Procure di Roma, Verona, Venezia, e Termini Imerese in quanto le denunce querele, anche se per diversi reati, sono tutte collegate alla prima denuncia autoarchiviata, non ho mai potuto parlare e non sono mai stato convocato da nessun Magistrato o forze dell’ordine in merito a ciò che ho denunciato.

Violando l’art 112 della Costituzione, ( il Magistrato ha l’obbligo dell’azione penale), non viene avviata alcuna indagine o procedimento penale ne nei confronti di chi ho denunciato e neanche nei miei confronti per calunnia , false informazioni a pubblici ufficiali e non vengo neanche denunciato per diffamazione pur avendo pubblicato via web e in particolar modo su facebook non solo la vicenda ma anche le denunce scannerizzate foto e video.

L’unica cosa di cui sono certo e’ che per fatto il mio dovere, mi ritrovo disoccupato, senza giustizia e attenzionato dalla Digos come se fossi un criminale.

Spero che qualcuno abbia modo di indirizzarmi a qualche Magistrato onesto, organo di informazione e che mi convochi per poter dire tutto ciò che so e il tutto con prove alla mano, foto, video, documentazione cartacea, registrazioni telefoniche e registrazioni audio delle offerte per comprarmi e delle minacce per farmi star zitto.

Con immensa stima

Francesco Carbone

Villafrati (PA) 90030

3470752316
Nella mia pagina Francesco Carbone (il coraggio di denunciare)

trovate gran parte delle mie denunce scannerizzate, articolo su la Voce delle Voci del mese di Giugno 2010, intervista integrale rilasciata a TV ALFA LICATA e il 3 luglio ho rilasciato un’intervista di 2 ore a RADIO 100 Passi, foto e video inerenti la denuncia.

Se lo ritenete opportuno condividete i miei link per diffondere questa vergogna Italiana e in invitate gli amici a iscriversi nella pagina
http://www.facebook.com/pages/Francesco-Carbone-il-coraggio-di-denunciare/107453602609163

Le amicizie chiedetele a Francesco Carbone Due
http://www.facebook.com/profile.php?id=100001188001617

N.B.: la sezione dedicata a questo caso di malagiustizia, potete consultarla nel portale Antimafia.Tv;
con la precisazione di ampliare totalmente, con esposti/denucia quello che fino ad ora non è stato fatto:
GIUSTIZIA!
Francesco Carbone, “Il Coraggio di Denunciare”
Per tutte le persone che lavorano negli Uffici delle Poste Italiane indicate da Francesco Carbone, sono invitate a presentare le loro opinioni e testimonianze utilizzando email antimafia@antimafia.tv
o telefonare al numero +39 3485556998

Como, proteste contro il mafioso Dell’Utri

Antimafia TV

(30/08/2010)
Fuori la mafia dallo Stato”. A Como Dell’Utri contestato, abbandona il palco.
Il senatore azzurro era ospite del Parolario. Il suo intervento doveva ruotare attorno ai presunti diari di Mussolini.
Gran pieno di pubblico, dentro e fuori il tendone nel centro di Como dove Marcello Dell’Utri avrebbe dovuto parlare dei suoi, probabilmente falsi, diari del Duce. Erano tutti lì per lui. Ma non tutti per ascoltarlo.
Alcuni, giovanissimi, erano arrivati perché avevano visto su Facebook il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. Massimo e i suoi amici avevano mandato una pioggia di email e avevano autoprodotto un po’ di volantini, piccolissimi, su cui era riportata la parte finale della condanna a Dell’Utri in appello, a sette anni per “concorso nelle attività dell’associazione di tipo mafioso denominata Cosa nostra”.
Armando Torno, giornalista, saggista e amico del senatore Pdl, ha preso la parola in perfetto orario. Ma quando ha passato la parola, è partito il primo intervento non programmato dal pubblico: “Ma vi sembra giusto aver invitato qui un condannato in appello a sette anni per mafia?”. Si scatena un applauso e poi cori, slogan, canti che si fermeranno solo mezz’ora più tardi, quando Dell’Utri, sconfitto, scende dal palco e se ne va.
Como "parolario" Dell'Utri contestazione - diari Mussolini
Doveva essere uno dei tanti incontri di fine estate in riva al lago di Como, organizzato dall’associazione “ParoLario”. Invece si è tramutato in una clamorosa sconfitta per il senatore. Subito sette ragazzi del gruppo Facebook si sono schierati: avevano indossato magliette bianche su cui avevano scritto, con il nastro adesivo nero, una sola lettera dell’alfabeto. Ma visti insieme, componevano una parola: Mafioso.
Fermàti e identificati, insieme a un amico colpevole di avere indosso una maglietta rossa.
Un altro gruppo di ragazzi stende il suo striscione: Marcello, baciamo le mani.
Un ragazzo intanto si è fatto sotto il palco sventolando un libro che voleva regalare al senatore:
Dossier Mangano
 (Kaos editore). L’Anpi (l’associazione nazionale partigiani) di Como distribuiva un volantino in cui criticava la scelta di “aver invitato un condannato per mafia, noto per le sue numerose dichiarazioni a sostegno del fascismo e di Mussolini”.

IL SENATORE MARCELLO DELL'UTRI LASCIA LA FIERA DEL LIBRO PAROLARIO SCORTATO DALLA POLIZIA E CONTESTATO DA NUMEROSE PERSONE. IL SENATORE AVREBBE DOVUTO LEGGERE ALCUNE PAGINE DEI DIARI DI MUSSOLINI IN SUO POSSESSO E CHE PROSSIMAMENTE SARANNO EDITI DA BOMPIANI
Il locale Comitato per la difesa della Costituzione, invece, nel suo volantino non lo nominava neppure, Dell’Utri, ma faceva un elenco dei morti ammazzati, da Giorgio Ambrosoli a Carlo Alberto Dalla Chiesa, contrapposti al mafioso Vittorio Mangano, sotto il titoloFelice il popolo che non ha bisogno di eroi”. Qualcuno di Rifondazione comunista fa partire il coro: “Bella ciao”, che unisce giovani e vecchi, antimafiosi e antifascisti.
Stupiti loro stessi di essere così tanti. Rigorosi ma pacifici. Nessun gruppo organizzato da catalogare come “estremisti dei centri sociali”, solo ragazze e ragazzi in t-shirt e canottierina, o cittadini più maturi, sorridenti e felici, per questo pomeriggio di sole in riva al lago di Como.

Da Il Fatto Quotidiano del 31 agosto 2010
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Blitz contro i Casalesi. Arrestato anche l’ex consigliere Regionale Nicola Ferraro

CASERTABeni per oltre 1 miliardo di euro sequestrati dai carabinieri nell’ambito di una vasta operazione in corso da questa mattina in provincia di Caserta.


Diciassette ordinanze di custodia cautelare sono state emesse, su richiesta della procura distrettuale antimafia di Napoli, per associazione mafiosa, riciclaggio, turbativa d’asta ed altri reati, nei confronti di esponenti di spicco del clan dei casalesi, tra cui il super latitante Antonio Iovine e Nicola Schiavone, figlio del noto ‘Sandokan’. Le indagini condotte dal Ros hanno permesso – si spiega in una nota – di ricostruire l’intero circuito economico di imprese, complessi turistici, appartamenti e terreni, nel quale venivano reinvestiti gli enormi proventi illeciti del sodalizio. Documentate – si sottolinea – anche le estese infiltrazioni del clan negli appalti pubblici, individuandone la diffusa rete collusiva nella pubblica amministrazione.

Nicola Ferraro, ex consigliere regionale dell’Udeur, già coinvolto in altre due inchieste, è stato arrestato con l’accusa di associazione camorristica nell’ambito dell’inchiesta contro il clan dei Casalesi che ha portato a 17 arresti. E’ accusato di essersi accordato, nella doppia veste di imprenditore nel settore dei rifiuti ed esponente politico di rilievo regionale, con gli esponenti apicali delle associazioni criminali egemoni nel Casertano e, in particolare, con i reggenti dei gruppi Schiavone e Bidognetti; l’ex consigliere regionale avrebbe ricevuto sostegno elettorale e, assieme al fratello Luigi, a sua volta arrestato, un appoggio determinante per l’affermazione delle loro aziende. In cambio, avrebbero prestato la loro opera a favore del clan dei casalesi
“per agevolare l’attribuzione di risorse pubbliche attraverso l’aggiudicazione di appalti ad imprese compiacenti, nonché’ per favorire il controllo da parte del clan dello strategico settore economico dello smaltimento dei rifiuti”.
Nicola Ferraro, inoltre, con l’aiuto del fratello, avrebbe stretto un accordo generale con Luigi Guida, reggente del clan Bidognetti, per effetto del quale si ponevano come intermediari tra gli esponenti degli enti locali sui quali l’ex consigliere Udeur aveva influenza politica – Castelvolturno, Villa Literno, Lusciano – e l’organizzazione camorristica, per influire sull’attribuzione degli appalti ad imprenditori di comodo e sul pagamento delle somme estorsive al clan. I due, inoltre, secondo il gip ”fornivano un apprezzabile contributo di rafforzamento alle strutture criminali interessate dagli accordi, che acquistavano consistenti liquidità economiche da distribuire ai singoli affiliati, ed un notevole apporto per il sostegno e il proselitismo delle medesime organizzazioni, che acquistavano prestigio ed autorevolezza, dimostrando all’intera cittadinanza dei territori sottoposti alla loro influenza ed ai clan avversari il controllo degli organi istituzionali locali”. Ferraro è attualmente imputato in due processi, uno dei quali per lo scandalo delle assunzioni all’Arpac e per il quale era stato destinatario di un divieto di dimora in Campania, poi revocato.

Nell’inchiesta è indagato anche il prefetto di Frosinone, Paolino Maddaloni; i pm Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio ne avevano chiesto l’arresto, ma il gip Vincenzo Alabiso ha respinto la richiesta. Maddaloni è accusato di turbativa d’asta; l’appalto è quello delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria a Caserta. I fatti contestati al prefetto di Frosinone, si riferiscono al 2008 quando ha svolto la sua attività come sub commissario prefettizio al Comune di Caserta. Scrive il gip nell’ordinanza: ”Maurizio Mazzotti, dirigente del settore Pianificazione, programmazione e assetto del territorio del Comune di Caserta nonché responsabile del procedimento Urban, Nicola Ferraro, consigliere regionale Udeur e soggetto influente sulla pubblica amministrazione del Comune di Caserta, Paolino Maddaloni, vice prefetto delegato per lo stanziamento dei fondi, e Sergio Solmi, titolare dell’ impresa Orion predestinata a vincere la gara, turbavano il pubblico incanto relativo ai lavori per l’installazione, nella gara pubblica bandita dal Comune di Caserta, delle centraline per il monitoraggio della qualità dell’area nel territorio comunale di Caserta per importo complessivo di 530.000,00 euro”. I fatti risalgono al 2008. Il progetto per le centraline era stato approvato nel 2004, per un importo di 387.000 euro; la spesa prevista lievitò poi fino a un milione e 400.000 euro. Alla gara partecipò la Orion, che fu ammessa provvisoriamente perchè la documentazione era carente. La gara fu però annullata dal prefetto Maria Elena Stasi perchè, dopo dieci mesi, l’appalto non era stato ancora aggiudicato. Stasi disponeva anche ”di incaricare il dirigente competente di ricondurre l’opera nei termini economici del ‘progetto pilota’ approvato dal Comune con deliberazione.

AGGIORNAMENTI ORE 14,30

Il prefetto Frosinone sarebbe indagato per turbativa d’asta, ma secondo quanto sottolineato dalla Procura partenopea, Maddaloni avrebbe avuto una “posizione marginale” nell’ambito dell’inchiesta. I pm titolari dell’indagine avrebbero chiesto la misura interdittiva, ma il gip ne ha respinto la richiesta. In particolare, il coinvolgimento del funzionario di Stato sarebbe legato a una conversazione telefonica intercettata tra il dirigente del settore pianificazione-programmazione del Comune di Caserta, Maurizio Mazzotti, e l’ex consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro. L’argomento della telefonata sarebbe la gara per l’installazione di una centralina per il rilevamento dell’inquinamento dell’aria. Tra i partecipanti all’appalto vi era anche una persona legata a Ferraro, facente parte di una compagine temporanea di imprese. Il coordinatore della Dda di Napoli, Federico Cafiero de Raho, ha sottolineato come questo personaggio fosse “stato utilizzato” dall’ex consigliere regionale per un’intestazione “fittizia della sua società Ecocampania” dal momento che “era preoccupato” per un suo “eventuale sequestro preventivo”. La gara d’appalto prevedeva un affidamento da 1,4 milioni di euro, ma subì poi una riduzione del 50% arrivando a 700mila euro.

Un regalo di Setola a Nicola Ferraro

L’omicidio di Michle Orsi, imprenditore casertano colluso con il clan dei Casalesi, fu un regalo dell’organizzazione criminale capeggiata dal boss Francesco Schiavone all’ex consigliere regionale della Campania Nicola Ferraro.
A rivelarlo è Oreste Spagnolo, componente del gruppo di fuoco di Giuseppe Setola e ora collaboratore di giustizia, che agli inquirenti ha raccontato come Setola stesso, al termine di un incontro con Luigi Ferraro, fratello dell’uomo politico e con lui titolare della EcoCampania, società del settore rifiuti, lo avrebbe salutato dicendo di riferire al fratello che di lì a qualche giorno avrebbe avuto “un regalo”. Pochi giorni dopo, sottolinea il coordinatore della direzione distrettuale antimafia partenopea Federico Cafiero de Raho, fu ucciso Michele Orsi. “Nicola Ferraro
– chiosa de Raho – era indispensabile all’organizzazione, un’elemento di riferimento del clan che lo ha sostenuto nelle competizioni elettorali e nell’ascesa imprenditoriale”.

L’Elenco dei beni sequestrati

C’è il lussuoso fabbricato a Casal di Perincipe, nel casertano, in cui vive la famiglia di Nicola Schiavone,
ma anche la società “Best Wellnes” che fa capo all’imprenditore napoletano Sergio Pagnozzi e che gestisce un noto resort nel litorale domitio nel casertano tra i beni per un miliardo di euro sequestrati al clan dei Casalesi,
e in particolare a Nicola Schiavone, come risultato dell’indagine della direzione distrettuale antimafia di Napoli.
I beni comprendono 138 appartamenti tra i Castelli Romani, il basso Lazio e il casertano; 54 società, perlopiù operanti nel settore edile e della raccolta rifiuti, ma anche nella ristorazione, nei trasporti e nell’immobiliare; 278 terreni tra Campania, Sardegna, Puglia e Umbria per complessivi 141 ettari;
235 tra auto e moto; 600 rapporti bancari e postali. E c’è anche un bar a Casal di Principe. La società Best Wellnes è per i magistrati riconducibile al figlio del boss Nicola Schiavone e gestisce il complesso turistico-alberghiero Hyppo Kampos, esteso su 30 ettari nel territorio del comune di Castelvolturno,
considerato uno dei più grandi complessi turistico-alberghiero di lusso italiani.

(* Fonte articolo: http://www.casertace.it )

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